Cosa cambia con la riforma del Lavoro Fornero
Il Governo sta per mettere al vaglio del Parlamento la riforma del mercato del lavoro.Non dovrebbe cambiare la disciplina sui licenziamenti collettivi (almeno cinque licenziamenti da parte dello stesso datore di lavoro entro centoventi giorni), ma solo quella sui conseguenti ammortizzatori sociali.Veniamo ora ai licenziamenti individuali.A quelli discriminatori (ma si presume anche ritorsivi), da parte di tutte le aziende (con più o meno di quindici dipendenti), attualmente, si applica la c.d. tutela reale ex art. 18, L. n. 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori), secondo cui il dipendente ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno, parametrato a tutte le retribuzioni perse dal momento del recesso fino all’effettiva reintegra (detratto il c.d. aliunde perceptum, ovvero il reddito percepito grazie ad altri eventuali lavori svolti nel suddetto periodo). Si sottolinea che il lavoratore può rifiutare di essere reintegrato e che in tal caso gli spetta un’indennità pari a quindici mensilità (fatto sempre salvo il risarcimento del danno).
Dopo alcune iniziali incertezze da parte del Ministro Fornero, ora sembra chiaro che tale disciplina non dovrebbe cambiare, anche se, a dire il vero, nessuno l’ha ancora descritta compiutamente, soprattutto il diritto di opzione (avente ad oggetto le quindici mensilità invece della reintegrazione). Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che in questi giorni è stato denominato anche “disciplinare” (ovvero a causa del dipendente), cambia radicalmente. Fino ad oggi, in caso di sua illegittimità, si sarebbe dovuta applicare la tutela obbligatoria se il datore avesse avuto meno di quindici dipendenti (ripristino del rapporto – che è diverso dalla reintegrazione perché in quest’ultimo caso è come se il lavoratore non fosse mai stato licenziato, mentre nel primo si costituisce un nuovo rapporto di lavoro, con ogni conseguenza previdenziale e assicurativa – oppure indennizzo pari a una somma compresa tra due e mezzo e sei mensilità, con scelta operata dal datore di lavoro) o quella reale (descritta a proposito dei licenziamenti discriminatori) se ne avesse avuti più di quindici.
Se la riforma Fornero fosse approvata così come è dal Parlamento, i licenziamenti disciplinari illegittimi, da qualunque azienda provenissero, sarebbero tutti assoggettati alla stessa disciplina (non più tutela reale od obbligatoria a seconda della dimensione dell’azienda), che prevede che il giudice del lavoro possa decidere, alternativamente, per la reintegrazione del lavoratore nei casi più gravi o per un indennizzo compreso tra le quindici e le ventisette mensilità.Cambierà pure il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, anche detto “economico” (a causa del datore di lavoro).Non vi sarà più la possibilità di ottenere la tutela reale od obbligatoria, ma solo un indennizzo compreso tra le quindici e le ventisette mensilità, dunque, senza possibilità di essere reintegrati.Si presume, infine, che nulla cambi in tutte le ipotesi residuali, ad esempio, in tema di licenziamento orale o perché intimato in costanza di comporto o nel periodo della maternità.Un breve commento.Quando, oggi, il lavoratore, licenziato da un’azienda con meno di quindici dipendenti – al quale quindi spetta la tutela obbligatoria, ovvero il ripristino del rapporto o un’indennità tra le due e mezzo e le sei mensilità a scelta da parte del datore di lavoro –, impugna il recesso e poi deposita il ricorso giudiziale, spesso, in prima udienza, si vede offrire dall’azienda una somma di denaro, a titolo transattivo, pari a circa quattro, quattro mensilità e mezzo, l’esatta metà del rischio massimo al quale soggiace il datore. Solo nei casi più gravi offre di più, perché è pur vero che l’art. 8, L. n. 604 del 1966, che regola la tutela obbligatoria, prevede che l’indennizzo possa arrivare a un massimo di dieci mensilità, ma è molto raro.
Domani, potrebbe essere sempre così, visto che il datore di lavoro, se licenzierà per motivi economici, non rischierà più di dover reintegrare il dipendente.Cambieranno solo gli importi delle conciliazioni, che forse saranno più elevati.Tuttavia, una riforma del mercato è urgente e non si può affermare, ancora prima di leggerle, che queste modifiche non siano utili per il rilancio del Paese, per farlo funzionare.Magari lo saranno, ma solo se, intorno ai licenziamenti, cambierà “radicalmente” tutto il resto, incluso lo stato sociale e, perché no, la possibilità per un precario di accendere un mutuo, perché altrimenti a chi non “eredita” qualcosa di importante, non resta che aggrapparsi alla propria competenza professionale, che, seppure imprescindibile, potrebbe non essere sufficiente per vivere dignitosamente, in un’“Italia a due velocità”, quella che licenzia in fretta e quella che assume a rilento.







Francesca dice:
22 mar 2012 alle 19:46Volevo solo dire la mia opinione riguardo la riforma suddetta. Trovo che quelli che ci vanno a rimettere siamo sempre noi lavoratori e basta. Che senso ha dare potere a un datore di lavoro di licenziare con piu’ facilità la gente quando oggigiorno per avere un lavoro a tempo determinato si devono aspettare anni???? Una persona che vive per anni nel precariato non può avere anche questa preoccupazione una volta ottenuto (sempre se lo ottiene) il tanto agognato posto fisso. Figurarsi se una cosa del genere accade anche nei contratti a tempo determinato.
Io sono precaria ormai da 5 anni e non vedo un futuro roseo per me. C’è gente nella mia azienda che è stata assunta fissa dopo 20 anni (!!!) di precariato. E’ una vergogna! Pensassero a risolvere questo di problema piuttosto che togliere a noi lavoratori i già pochi diritti che abbiamo!
Onesto.. dice:
23 mar 2012 alle 22:12BRAVA… Pensassero per i loro stipendi,miliardari che vergogna.Ma tutti i nodi prima o mpoi arrivano al pettine…
angela dice:
08 mag 2012 alle 11:50scusate avrei bisogno d’aiuto il mio datore di lavoro sta per licenziarmi per calo del lavoro volevo sapere se mi spetta un indennizzo . sono assunta da due anni e mezzo 20 ore settimanali, e se posso richiedere la disoccupazione. grazie
angela dice:
08 mag 2012 alle 11:52a scusate dimenticavo sono l’unica dipendente.