Ma ieri il Presidente del Consiglio, intervenuto a Piazza Affari di fronte alla platea degli operatori finanziari italiani, dopo la visita a Wall Street e alla City di Londra, ha confermato che il governo sta lavorando anche ad una seconda via. L’obiettivo sarebbe un intervento diretto sulle attuali aliquote Irpef, a partire dai redditi più bassi, che vanno dai 7mila ai 15mila euro. Abbassare la prima aliquota dal 23 al 20% rappresenterebbe la prima misura di semplificazione fiscale, preliminare ad un ritocco delle quattro aliquote più alte, che verrebbero accorpate in due soltanto (30 e 40%).
Un premio da riconoscere ai contribuenti onesti che sono le prime vittime degli evasori nelle intenzioni dell’esecutivo che, tuttavia, rischia di essere controproducente a nostro avviso se privo di selettività. Se il provvedimento, infatti, fosse destinato al mondo del lavoro dipendente e ai pensionati, le cui buste paghe sono già tassate dal datore di lavoro o dall’ente previdenziale, e, contemporaneamente, alla galassia del lavoro autonomo, che i dati degli studi di settore dipingono spesso con redditi da fame, l’equità della misura sarebbe vanificata del tutto.

Diventa fan di Risparmio e famiglia






